Ieri,primo giorno di università del secondo anno. Traumatizzante. Giungo in loco in stato di semi incoscienza e percepisco l'entusiasmo,il fascino del nuovo negli occhi degli studenti del primo anno. Tutto questo vigore e slancio mi irrita anche perchè siamo lunedì mattina alle 8.30.
Rivedendo alcuni miei compagni di corso mi riprendo,poi vedo tutti gli altri e vorrei cambiare sede.
Dopo quattro ore passate abbastanza in scioltezza,mi avvio in stazione. Salito sul treno delle 13.31 maturo una riflessione che covava da un pò nel mio subconscio...i treni italiani non sono a misura d'uomo. Il breve tragitto (ho solo una mezz'oretta di "viaggio") si trasforma in un incubo.
Sono costretto a sedermi di fronte ad una persona enorme che tossiva in modo feroce ma le mie gambe ben presto si pentono della scelta e mi abbandonano in una posizione da contorsionista.
La testa poi,oramai spenta dalle ore di lezione e dal lieve stress che ti coglie al rientro, è costretta a sorbirsi gli schiamazzi di ragazzini imberbi che comunicano urlando da una parte all'altra del vagone con un gergo raccapricciante e volgare.
Per non parlare dei fastidiosi avanti-indietro eleganti e discreti come rinoceronti imbizzarriti sul corridoio fra spintoni e parolacce per scambiarsi le ultime suonerie o mostrare il lettore mp3 più raffinato. E infine la goccia che fa traboccare il vaso. L'aggeggino vomita a palla Fibra. Ma non sarebbe niente in confronto agli orripilanti rap dalle voci verdi che squarciano la restante tranquillità nel tentativo di imitare uno dei loro idoli.
Ah, devo cercare al più presto un appartamento.
Dopo questa mattinata "intensa", casa mia m'accoglie,pranzo rapido,lettura del giornale e collasso sul divano...risveglio all'ora di cena.
Ah, ho solo vent'anni...