Chi è???
In piena ispirazione eccovi il terzo post della giornata,quello culturale promesso da tempo.
Lo spettacolo è solo il primo di una serie di incontri che il Consorzio tra le Pro Loco del Sanvitese ha progettato per "scoprire il Sanvitese fra borghi,natura e tradizioni.
"in vino veritas" curato da R.Pagura che dava voce ai testi, da G. Fassetta che accompagnava con la fisarmonica, da G. Castellarin per quanto riguardava la fotografia e da D. Zucchiatti nella scelta dei testi (è la madre del genio barbetta che mi ha fatto assistere a questo pregievole esibizione).
Programma: Convitati a questo simposio ideale,sono amanti e intenditori del dolce dono di Bacco. Sono scrittori e poeti le cui opere giungono da epoche e culture diverse; ciascuno ci offre un calice dal gusto irripetibile, da cui spande uno spirito che svela la duplice natura del vino.
Per Baudelaire il vino esalta la forza immaginativa; per Juhàsz dispone alla riflessione esistenziale; Arrabal ne descrive gli eccessi; Teognide invita alla ricerca della misura affinchè il vino doni gioia; è compagno di viaggio verso la conoscenza delle proprie radici per Melik e conduce a un forte sentimento di appartenenza cosmica secondo Sou Che.
Mentre il maestro Fassetta alla fisarmonica riprende ed elabora temi attinti dal repertorio popolare e dalla musica colta,sulla scena con forza evocativa le fotografie ad opera di Castellarin raccontano i luoghi, le cose, i riti domestici e collettivi ad una civiltà a noi vicina accompagnate dalla voce appassionata di Pagura che dà anima e forma alle parole. PROSIT.
Ecco il perchè del titolo. I testi dei grandi autori quali Baudelaire e Merini erano frammentati da racconti emozionanti sul terremoto che devastò il Friuli esattamente 30 anni fa (foto),mentre il proiettore rievoca quelle immagini dolorose. Voglio proporvi i brani più significativi,consigliandovi di leggere "Elogio della sbronza consapevole" (consigliato per una lettura leggera) dal quale sono tratti (non quelli sul terremoto).
La malattia mi teneva inchiodato in casa. I medici non riuscivano a fare una diagnosi.
I sintomi del mio male erano semplici: impressione di stanchezza che si manifestavano con vertigini e deliri. Quando camminavo, pensavo che la casa vacillasse, tanto malfermi erano il mio sguardo e il mio pensiero. Poco prima della mia malattia, il cigno, benchè ci fosse una vasca nel cortile, passava la giornata in casa. Mi seguiva in tutte le stanze. La notte,dormiva nel mio letto e, quando aveva freddo, sollevava le lenzuola con il becco e s'infilava sotto. (...)
Al cigno piaceva che lo grattassi fra le ali e allora gloglottava in una manira molto comica. Un giorno, aprendo l'armadio a muro, ebbi uno shock: il cigno eralì, incollato al muro, in una posizione che mi parve inverosimile. Subito, si slanciò verso di me, come per baciarmi. (...)
Il cigno raddoppiava l'affetto; sembrav non potesse vivere senza di me.Incominciai a sospettare che bevesse il giorno in cui, avendo io lasciato una bottiglia stappata in sala da pranzo, poche ore dopo trovai la bottiglia vuota e il cigno sdraiato per terra. Procedetti a vari esperimenti con differenti alcolici e vini di maggiore o minore qualità. Non c'erano dubbi: il cigno beveva. Quelo che m'irritava di più era la sua furberia: in mia presenza si asteneva dal bere.
Una mattina, scesi in cantina e non seppi che cosa pensare: più della metà delle bottiglie, svuotate del loro contenuto, erano sparpagliate sul pavimento. Repressi con un grande sforzo un moto di riso: come poteva il cigno ingurgitare tanto vino? Svenni. (...)
Il muro era tutto imbevuto di vino; e allora vidi che erano impregnati di vino tutti i muri della casa e anche il pavimento; e la casa barcollava, ebbra.
Fernando Arrabal
Bisogna essere ebbri. Tutto qui: è l'unico problema. Per non sentire l'orribile peso del Tempo che vi spezza le spalle e vi piega verso terra, bisogna che v'inebriate senza tregua.
Ma di cosa? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma inebriatevi.
E se a volte, sui gradini di un palazzo, sull'erba verde di un fosso, nella triste solitudine della vostra camera, vi risvegliate e l'ebbrezza è già diminuita o svanita, chiedete al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a ogni cosa che fugge, che geme, che scorre, che canta, che parla, chiedete che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno: "é l'ora di inebriarsi! Per non essere schiavi martirizzati del Tempo, inebriatevi senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro".
Charles Baudelaire
Aspettate un momento che prenda su qualche sorso da questa bottiglia, perchè è la mia vera e sola Elicona, è il mio autentico fonte Caballino, è l'unico mio Entusiasmo. E bevendo così io delibero, ragiono risolvo e concludo. E dopo l'epilogo, rido, scrivo, compongo, e ribevo. Ennio bevendo scriveva, e scrivendo beveva. Eschilo (se credete a Plutarco, in Symposiacs) beveva componendo e bevendo componeva. Omero non scriveva mai a becco asciutto. Catone non scrisse mai se non dopo bere. Perchè non mi diciate che io vivo così, senza conformarmi ai più lodati e nobili esempi.
François Rabelais
-Come lo vuole il brandy?
-Nel bicchiere.
Raymond Chandler
Un vino d'oro splendeva nei bicchieri
Che ci inebbriò,
L'amore, nei tuoi occhi neri,
Fuoco in una radura, s'incendiò.
Attilio Bertolucci
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell'eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l'acre vapore del vino
indenne,
meglio l'ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l'indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile
della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d'oro.
Alda Merini
Bevo soltanto due volte al giorno: a pasto e fuori pasto.
Anonimo veneto
{ce ne saranno altri di testi compreso quello sul terremoto}