Si prega di contattarmi nei commenti per far proprie le poche cose originali di questo spazio.

sabato, 04 novembre 2006, ore 21:24

Piero Manzoni: un maestro della provocazione che sconvolge e invita a riflettere.
Con le sue opere ha portato all'estremo il concetto di arte, lanciando implicitamente, e sempre con una certa ironia, critiche pungenti al mercato dell'arte, disposto a comprare tutto, purché firmato.
SGsghiry
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categoria : cultura

sabato, 22 luglio 2006, ore 17:40

Parole che ormai si leggono da molti anni, che pure sono vive ancora oggi...

[aiutino: tutte estrapolate dallo stesso libro e indi dallo stesso autore, è un grande, e non è chi può sembrare...]



  è vero; troppo! - questa mia fantasia mi dipinge così realmente la felicità ch'io desidero, e me la pone davanti agli occhi, e sto lì lì per toccarla con mano, e mi mancano ancor pochi passi - e poi? il tristo mio cuore se la vede svanire e piange quasi perdesse un bene posseduto da lungo tempo.

Tristo colui che ritira il suo cuore dai consigli e dal compianto dell'amicizia, e sdegna i mutui sospiri della pietà, e rifiuta il pronto soccorso che la mano dell'amico gli porge. [...]
L'uomo, animale oppressore, abusa dei capricci della fortuna per aggiudicarsi il diritto di soverchiare.

Frammento della Storia di Lauretta
�Non so se il cielo badi alla terra. Pur se ci ha qualche volta badato (o almeno il primo giorno che la umana razza ha incominciato a formicolare) io credo che il Destino abbia scritto negli eterni libri:
L'uomo sarà infelice     [...]
Quando tu erravi fuor di te stessa per le romite spiagge del mare, io seguiva furtivamente i tuoi passi per poterti salvare dalla disperazione del tuo dolore. Poi ti chiamava a nome, e tu mi stendevi la mano, e sedevi al mio fianco.

Ella non t'ama; e se pure volesse amarti, nol può. è vero, Lorenzo: ma s'io consentissi a strapparmi il velo dagli occhi, dovrei subito chiuderli in sonno eterno; poiché senza questo angelico lume, la vita mi sarebbe terrore, il mondo caos, la Natura notte e deserto. - Anziché spegnere una per una le fiaccole che rischiarano la prospettiva teatrale e disingannare villanamente gli spettatori, non sarebbe assai meglio calar il sipario in un subito, e lasciarli nella loro illusione? Ma se l'inganno ti nuoce: - che monta? se il disinganno mi uccide!
Una domenica intesi il parroco che sgridava i villani perché s'ubbriacavano. E non s'accorgeva come avvelenava a que' meschini il conforto di addormentare nell'ebbrietà della sera le fatiche del giorno, di non sentire l'amarezza del loro pane bagnato di sudore e di lagrime, e di non pensare al rigore e alla fame che il venturo verno minaccia.


Non ho osato no, non ho osato. - Io poteva abbracciarla e stringerla qui, a questo cuore. La ho veduta addormentata: il sonno le tenea chiusi que' grandi occhi neri; ma le rose del suo sembiante si spargeano allora più vive che mai su le sue guance rugiadose. Giacea il suo bel corpo abbandonato sopra un sofà. Un braccio le sosteneva la testa e l'altro pendea mollemente. Io la ho più volte veduta a passeggiare e a danzare; mi sono sentito sin dentro l'anima e la sua arpa e la sua voce; la ho adorata pien di spavento come se l'avessi veduta discendere dal paradiso - ma così bella come oggi, io non l'ho veduta mai, mai. Le sue vesti mi lasciavano trasparire i contorni di quelle angeliche forme; e l'anima mia le contemplava e - che posso più dirti? tutto il furore e l'estasi dell'amore mi aveano infiammato e rapito fuori di me. Io toccava come un divoto e le sue vesti e le sue chiome odorose e il mazzetto di mammole ch'essa aveva in mezzo al suo seno - sì sì, sotto questa mano diventata sacra ho sentito palpitare il suo cuore. Io respirava gli aneliti della sua bocca socchiusa - io stava per succhiare tutta la voluttà di quelle labbra celesti - un suo bacio! e avrei benedette le lagrime che da tanto tempo bevo per lei - ma allora allora io la ho sentita sospirare fra il sonno: mi sono arretrato, respinto quasi da una mano divina. [...]
Eterno Iddio! esisti tu per noi mortali? O sei tu padre snaturato verso le tue creature? So che quando hai mandato su la terra la Virtù, tua figliuola primogenita, le hai dato per guida la Sventura. Ma perché poi lasciasti la Giovinezza e la Beltà così deboli da non poter sostenere le discipline di sì austera istitutrice? In tutte le mie afflizioni ho alzato le braccia sino a te, ma non ho osato né mormorare né piangere: ahi adesso! Or perché farmi conoscere la felicità s'io doveva bramarla sì fieramente, e perderne la speranza per sempre?

Illusioni! grida il filosofo. - Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi che si credeano degni de' baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondeano lo splendore della divinità su le imperfezioni dell'uomo, e che trovavano il BELLO ed il VERO accarezzando gli idoli della lor fantasia! Illusioni! ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e nojosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele.

Lorenzo, non odi? t'invoca l'amico tuo: qual sonno! spunta un raggio di giorno e forse per rinsanguinare i miei mali. - Dio non mi ode. Mi condanna anzi ad ogni minuto all'agonia della morte; e mi costringe a maledire i miei giorni che pur non sono macchiati di alcun delitto.
Che? se tu se' un Dio forte, prepotente, geloso, che rivedi le iniquità de' padri ne' figli, e che visiti nel tuo furore la terza e la quarta generazione, dovrò io sperar di placarti? Manda in me - bensì non in altri che in me - l'ira tua, la quale raccende nell'inferno le fiamme che dovranno ardere milioni e milioni di popoli a' quali non ti se' fatto conoscere. - Ma Teresa è innocente: e anziché stimarti crudele, t'adora con serenità soavissima d'animo. Io non t'adoro, appunto perché ti pavento - e sento pure che ho bisogno di te. Spogliati, deh! spogliati degli attributi di cui gli uomini t'hanno vestito per farti simile a loro. Non se' tu forse il Consolatore degli afflitti? E il tuo Figlio Divino non si chiamava egli il Figlio dell'Uomo? Odimi dunque.

Chi è???

SGsghiry
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categoria : cultura, perle di saggezza

domenica, 07 maggio 2006, ore 11:34

In piena ispirazione eccovi il terzo post della giornata,quello culturale promesso da tempo.
Lo spettacolo è solo il primo di una serie di incontri che il Consorzio tra le Pro Loco del Sanvitese ha progettato per "scoprire il Sanvitese fra borghi,natura e tradizioni.
"in vino veritas" curato da R.Pagura che dava voce ai testi, da G. Fassetta che accompagnava con la fisarmonica, da G. Castellarin per quanto riguardava la fotografia e da D. Zucchiatti nella scelta dei testi (è la madre del genio barbetta che mi ha fatto assistere a questo pregievole esibizione).

 Programma: Convitati a questo simposio ideale,sono amanti e intenditori del dolce dono di Bacco. Sono scrittori e poeti le cui opere giungono da epoche e culture diverse; ciascuno ci offre un calice dal gusto irripetibile, da cui spande uno spirito che svela la duplice natura del vino.
Per Baudelaire il vino esalta la forza immaginativa; per Juhàsz dispone alla riflessione esistenziale; Arrabal ne descrive gli eccessi; Teognide invita alla ricerca della misura affinchè il vino doni gioia; è compagno di viaggio verso la conoscenza delle proprie radici per Melik e conduce a un forte sentimento di appartenenza cosmica secondo Sou Che.
Mentre il maestro Fassetta alla fisarmonica riprende ed elabora temi attinti dal repertorio popolare e dalla musica colta,sulla scena con forza evocativa le fotografie ad opera di Castellarin raccontano i luoghi, le cose, i riti domestici e collettivi ad una civiltà a noi vicina accompagnate dalla voce appassionata di Pagura che dà anima e forma alle parole. PROSIT.

Ecco il perchè del titolo. I testi dei grandi autori quali Baudelaire e Merini erano frammentati da racconti emozionanti sul terremoto che devastò il Friuli esattamente 30 anni fa (foto),mentre il proiettore rievoca quelle immagini dolorose. Voglio proporvi i brani più significativi,consigliandovi di leggere "Elogio della sbronza consapevole" (consigliato per una lettura leggera) dal quale sono tratti (non quelli sul terremoto).

 

La malattia mi teneva inchiodato in casa. I medici non riuscivano a fare una diagnosi.
I sintomi del mio male erano semplici: impressione di stanchezza che si manifestavano con vertigini e deliri. Quando camminavo, pensavo che la casa vacillasse, tanto malfermi erano il mio sguardo e il mio pensiero. Poco prima della mia malattia, il cigno, benchè ci fosse una vasca nel cortile, passava la giornata in casa. Mi seguiva in tutte le stanze. La notte,dormiva nel mio letto e, quando aveva freddo, sollevava le lenzuola con il becco e s'infilava sotto. (...)
Al cigno piaceva che lo grattassi fra le ali e allora gloglottava in una manira molto comica. Un giorno, aprendo l'armadio a muro, ebbi uno shock: il cigno eralì, incollato al muro, in una posizione che mi parve inverosimile. Subito, si slanciò verso di me, come per baciarmi. (...)
Il cigno raddoppiava l'affetto; sembrav non potesse vivere senza di me.Incominciai a sospettare che bevesse il giorno in cui, avendo io lasciato una bottiglia stappata in sala da pranzo, poche ore dopo trovai la bottiglia vuota e il cigno sdraiato per terra. Procedetti a vari esperimenti con differenti alcolici e vini di maggiore o minore qualità. Non c'erano dubbi: il cigno beveva. Quelo che m'irritava di più era la sua furberia: in mia presenza si asteneva dal bere.
Una mattina, scesi in cantina e non seppi che cosa pensare: più della metà delle bottiglie, svuotate del loro contenuto, erano sparpagliate sul pavimento. Repressi con un grande sforzo un moto di riso: come poteva il cigno ingurgitare tanto vino? Svenni. (...)
Il muro era tutto imbevuto di vino; e allora vidi che erano impregnati di vino tutti i muri della casa e anche il pavimento; e la casa barcollava, ebbra.
        Fernando Arrabal

Bisogna essere ebbri. Tutto qui: è l'unico problema. Per non sentire l'orribile peso del Tempo che vi spezza le spalle e vi piega verso terra, bisogna che v'inebriate senza tregua.
Ma di cosa? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma inebriatevi.
E se a volte, sui gradini di un palazzo, sull'erba verde di un fosso, nella triste solitudine della vostra camera, vi risvegliate e l'ebbrezza è già diminuita o svanita, chiedete al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a ogni cosa che fugge, che geme, che scorre, che canta, che parla, chiedete che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno: "é l'ora di inebriarsi! Per non essere schiavi martirizzati del Tempo, inebriatevi senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro".
       Charles Baudelaire

Aspettate un momento che prenda su qualche sorso da questa bottiglia, perchè è la mia vera e sola Elicona, è il mio autentico fonte Caballino, è l'unico mio Entusiasmo. E bevendo così io delibero, ragiono risolvo e concludo. E dopo l'epilogo, rido, scrivo, compongo, e ribevo. Ennio bevendo scriveva, e scrivendo beveva. Eschilo (se credete a Plutarco, in Symposiacs) beveva componendo e bevendo componeva. Omero non scriveva mai a becco asciutto. Catone non scrisse mai se non dopo bere. Perchè non mi diciate che io vivo così, senza conformarmi ai più lodati e nobili esempi.
       François Rabelais

-Come lo vuole il brandy?
-Nel bicchiere.
          Raymond Chandler

Un vino d'oro splendeva nei bicchieri
Che ci inebbriò,
L'amore, nei tuoi occhi neri,
Fuoco in una radura, s'incendiò.
        Attilio Bertolucci

A me piacciono gli anfratti bui
      delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell'eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
      e i calici di vino profondi,
      dove la mente esulta,
      livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
      malvissuto e scostante,
meglio l'acre vapore del vino
      indenne,
meglio l'ubriacatura del genio,
      meglio sì meglio
l'indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
      io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile
      della lingua di Bacco,
      e poi nelle osterie ci sta il nome di Charles
      scritto a caratteri d'oro.
             Alda Merini

Bevo soltanto due volte al giorno: a pasto e fuori pasto.
          Anonimo veneto

{ce ne saranno altri di testi compreso quello sul terremoto}

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